Vermentino al cucchiaio

Vermentino in vasetto

19/09/2017

Un bianco in gelatina creato con una ricetta top secret nelle tenute Olbios.Sessanta ettari di vigneti di proprietà che guardano fieri verso Tavolara. Qui, alla porte della città, sulla strada per Loiri, dal 2004, Daniela Pinna ha trasformato i vigneti di famiglia in azienda vinicola, le “Tenute Olbios”. Per celebrare i venticinque anni della festa del vino in Sardegna, la cantina ha spalancato nel fine settimana le sue porte ai visitatori, in gran parte turisti stranieri, che hanno potuto conoscere, gustare e apprezzare le produzioni dell’azienda olbiese: cinque etichette, «interamente lavorate qui, dall’uva al vino», spiega la padrona di casa, dal 2011 presidente del Consorzio di tutela del vermentino di Gallura, unico Docg della Sardegna, e prima donna sarda ad aver ricevuto la medaglia Cangrande 2017, prestigioso riconoscimento per la sua storia imprenditoriale e per l’attività che ha svolto in questi anni anche come rappresentante delle tante aziende del Consorzio del vermentino di Gallura, di cui si è fatta portatrice di proposte e idee per migliorare il comparto.

Passione e ricerca continua che si intrecciano con la salvaguardia della natura e della salute – tutti i vini sono certificati vegani – scorrono nel dna delle Tenute Olbios. Dove nel weekend soleggiato e inebriato dal vino, ha fatto capolino una novità assoluta, non ancora etichettata, che sarà sul mercato dalla prossima settimana: il vino al cucchiaio.

Cento grammi di bontà racchiusi in un vasetto di vetro, prodotto da uve bianche passite, denso come un gel, da gustare con formaggio o cioccolato fondente. Un vermentino di Gallura Docg che attraverso una procedura di lavorazione «ovviamente segreta», non verrà versato nel calice ma gustato col cucchiaino, come se fosse un dessert. «Nasce con l’idea di creare un “vino da mangiare”, pensato per chi non beve, perché ha una bassissima gradazione».

Il vino al cucchiaio ha già preso il volo: uno chef gallurese, Giovanni Pilu, che ha un ristorante in Australia, se n’è innamorato e ne ha portato un po’ via, per farlo assaggiare ai suoi clienti. «Lo servirà con i frutti di mare crudi e tortini al cioccolato». La novità è piaciuta anche ai visitatori della cantina, incuriositi dalla sua originalità. La visita alle Tenute Olbios è stata per loro un gioioso sorseggiare, accompagnato da ricette stagionali e piatti tipici. Non una degustazione fine a se stessa, ma impregnata di cultura e tradizione sarda. Perché per due giorni, ad ammaliare i visitatori, c’era Chiara Vigo, l’unica a conoscere l’arte millenaria della lavorazione del bisso, la seta del mare, da cui prende nome “Bisso”, il vino spumante bianco vinificato con metodo classico, una delle cinque etichette delle Tenute Olbios. Un vino frizzante dalle bollicine sottili, vellutato al palato come la seta di mare. «Il suo nome nasce dal profondo amore che nutro per la Sardegna e le sue antiche tradizioni», spiega l’imprenditrice, che accompagna spesso le degustazioni dei vini in cantina con eventi culturali. Sabato sono stati presentati anche il libro “L’ultimo maestro di bisso” alla presenza dell’editore Carlo Delfino, e il film documentario “Il filo dell’acqua”, il segreto del bisso marino, di Rossana Cingolani. Calici di vino e di sardità, in un trionfo di profumi, colori e aromi: dal vellutato “Bisso”, al fresco “Lupus in fabula”, passando per il complesso “In vino veritas”, i tre vermentini, senza dimenticare il rosso “Nessuno”, e il rosè di una notte, “Cavè”.